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I PERSONAGGI
MEDIEVALI PALERMITANI NELLA DIVINA COMMEDIA
DANTE NELLA DIVINA
COMMEDIA GIUDICA ALCUNI DEI PROTAGONISTI MEDIEVALI DI PALERMO E LI
INSERISCE NEI SUOI CANTI. ECCO QUI SOTTO DOVE POTETE TROVARLI.
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INFERNO
III CANTO
PIER DELLA VIGNA |
Dante e Virgilio si ritrovano in una foresta con
alberi contorti da cui provenivano lamenti. Dante chiede spiegazioni
riguardo l’origine dei lamenti e Virgilio gli suggerisce di spezzare una
ramo per capire tutto. Dante accetta il consiglio e dal ramo escono
sangue e lamenti di dolore:
“«Perché mi
scerpi?
non hai tu spirto di pietade alcuno?
Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:
ben dovrebb' esser la tua man più pia,
se state fossimo anime di serpi».”.
L’albero in realtà era
Pier delle Vigna e gli racconta che tutte le anime che si sono tolte la vita diventano alberi e
non avranno mai piu il loro corpo, che sarà appeso all’albero che
custodisce la loro anima e tormentato dalle arpie. Dante lo pone
all’inferno soltanto per essere un suicida e lo scagiona dall’ accusa di
tradimento al suo imperatore Federico II.
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INFERNO
X CANTO
FEDERICO II |
“Dissemi: «Qui con più di mille giaccio:
qua dentro è 'l secondo Federico,
e 'l Cardinale; e de li altri mi taccio»”.
E’ qui che Dante mette Federico II accusato di
essere un laico e di non credere nella vita eterna dopo la morte.
Nel sesto cerchio dell’inferno si trovano i
dannati accusati di eresia; queste anime sono condannate in eterno a
giacere in sepolcri infuocati.
Una leggenda narra che Federico II in fin di vita
chiede perdono a Dio accusandosi di essere un peccatore ma a quanto pare
Dante non crede al pentimento del sovrano e lo considera un epicureo
piazzandolo nel VI cerchio
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PURGATORIO
III CANTO
MANFREDI |
Davanti al monte divino Dante e Virgilio
sono indecisi su come scalare la ripidissima altura, finche non videro
una schiera di anime che si avvicinavano e chiedono consiglio.
Una di queste anime si rivolge a Dante
chiedendogli se conoscesse la sua identità, era biondo, bello e di
aspetto nobile con un sopracciglio ferito ma Dante non lo conosceva.
Allora l’anima si presentò:
«Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
ond' io ti priego che, quando tu riedi,
vadi a mia bella figlia, genitrice
de l'onor di Cicilia e d'Aragona,
e dichi 'l vero a lei, s'altro si dice.
Era Manfredi figlio di Federico II morto in
battaglia a Benevento per mano di un soldato di Carlo D’Angiò. Manfredi
vuole che Dante quando ritornerà al mondo terreno vada da sua figlia a
dirgli la verità sulla situazione celeste del padre, cioè che la
scomunica non gli ha tolto l’eterno amore divino.
Dante pone Manfredi nell’antipurgatorio
perché in quanto scomunicato in vita prima di iniziare la purificazione
devono attendere trenta volte il tempo che vissero in stato di
scomunica.
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PURGATORIO
VII CANTO
CARLO D'ANGIO' |
Dante si trova nell’antipurgatorio in una
valletta dove troviamo tutti i re che si sono riempiti di vizi non
curandosi del loro lato spirituale e dei loro sudditi.
Erano seduti in un bellissimo prato verde
ricco di piante e fiori dai colori più belli della terra da cui
fuoriusciva un odore soave e dolcissimo, ma le anime in espiazione non
percepivano niente di tutta questa bellezza la stessa cosa che era
accaduta in terra ai loro sudditi.
“Quel che par sì membruto e che s'accorda,
cantando, con colui dal maschio naso,
d'ogne valor portò cinta la corda;”
In questo gruppo Dante pone Carlo D’Angiò
un uomo che si riempii di vizi ma pentitosi prima di morire.
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PARADISO
III CANTO
COSTANZA
D'ALTAVILLA
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“Quest' è la luce de la gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò 'l terzo e l'ultima possanza».
Così parlommi, e poi cominciò 'Ave,
Maria' cantando, e cantando vanio
come per acqua cupa cosa grave”.
Ci troviamo nel primo cielo del paradiso
quello della luna dove stanno le anime che non compirono i voti, qui
Dante e Beatrice incontrano Costanza D’Altavilla madre di Federico II.
Dante pone Costanza in questo cielo perché
ritiene attendibile quella leggenda che dice che Costanza si era
ritirata in un monastero di Palermo ma poi fu allontanata dalle autorità
ecclesiastiche per sposare Enrico VI di Svevia.
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PARADISO
XVIII CANTO
ROBERTO
IL GUISCARDO |
Il V cielo ospita gli spiriti militanti
cioè coloro che hanno combattuto per la fede difendendo o conquistando i
territori della Terra Promessa.
Qui le anime
scorrono cantando come gemme luminose lungo i bracci di una croce su cui
lampeggia la figura di Cristo.
“Poscia trasse Guiglielmo e Rinoardo
e 'l duca Gottifredi la mia vista
per quella croce, e Ruberto Guiscardo”.
Dante non poteva non inserire fra queste
anime Roberto “il Guiscardo” il normanno che aveva combattuto i saraceni
liberando l’Italia meridionale dalla dominazione musulmana.
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PARADISO
XX CANTO
GUGLIELMO II
IL BUONO |
In questo canto Dante si trova nel VI Cielo
dove ci sono gli spiriti giusti. Essi cantano e volano formando delle
lettere he compongono la frase "Diligite
iustitiam qui iudicatis terram", di cui l'M finale prende
figura d'aquila.
“E quel che vedi ne l'arco declivo,
Guiglielmo fu, cui quella terra plora
che piagne Carlo e Federigo vivo:
ora conosce come s'innamora
lo ciel del giusto rege, e al sembiante
del suo fulgore il fa vedere ancora”.
L’anima che riproduce il ciglio dell’aquila è
quella di Guglielmo II il buono,
rimpianto dai propri sudditi, ma felice di essersi guadagnato un posto
in paradiso grazie alla buona reggenza durante la vita terrena.
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