|


FOTO 1

FOTO 3

FOTO5 |
Il comune dista 36 Km da Palermo e conta
circa 1000 abitanti. Le prime notizie storiche di un centro abitato sul
monte Chiarastella, chiamato Cefalà, si hanno dall’esploratore Edrisi
che parla del comune dicendo: “ Un grazioso
paese con un circondario che abbraccia un vasto territorio ricco di
casali, acque fluenti, abbondanti stagni e sconfinate distese di terra
da seminare”. Nel 1200 il territorio venne abbandonato e trasferito ai
piedi del nuovo castello, costruito durante le guerre civili che si
scatenarono in Sicilia. La fondazione dell’attuale comune si deve alla
famiglia Diana nel XVIII secolo. Da visitare nel comune i resti del
castello e le bellissime terme arabe.
Il
castello.
( foto1)
La struttura attualmente
visibile è stata edificata tra il XIII e il XIV secolo, sopra una
precedente edificazione si pensa di origine musulmana, ma si hanno
notizie certe solo del periodo normanno attraverso un documento del
1121. Sfruttato in origine dai Chiaramonte come maniero difensivo
sull’asse stradale Palermo-Agrigento, nel corso dei secoli mutò il suo
utilizzo diventando prima deposito di granaglie e poi residenza
nobiliare. Costruito su una rupe a 650 metri sul livello del mare,
quello che rimane oggi è qualcosa di piu’ di un rudere. Dal punto di
vista architettonico, quello che salta in evidenza è la corte centrale
di forma triangolare rinchiusa da altissime mura perimetrali molto
danneggiate dal tempo. Su tutto il castello spicca la torre mastra
( foto 2)
ancora in buonissime condizioni, alta più di 20 metri, coperta in cima
da una terrazza merlata. Del resto della struttura è rimasto quasi
nulla.
Le
terme arabe.
Molti storici si sono occupati delle origini di queste terme arrivando
a conclusioni contrastanti. La supposizione che le terme fossero una
struttura di origine romana non ha ricevuto molti consensi e sembra
improbabile; quella riconosciuta da molti studiosi come la più
realistica afferma che i bagni siano una rara e bellissima costruzione
di origine araba. Un’altra tesi recente attribuisce alla struttura che
copre i bagni una realizzazione normanna; questa supposizione è
avvalorata dal fatto che Idrisi, famoso esploratore alla corte di Re
Ruggero II, nei suoi racconti cita la presenza di Cefalà Diana, ma non
dei bagni, così come invece fa con altre strutture termali siciliane.
L’edificio all’esterno si presenta come una massiccia costruzione in
pietrame su cui spicca un iscrizione araba
(foto 3)
scolpita in blocchi di arenaria che gira intorno a tre lati
dell’edificio. Su uno di questi lati si intuisce la comune scritta araba
“In nome di Dio clemente e misericordioso”. L’interno è a pianta
rettangolare con una copertura a botte con dei fori per l’aerazione
( foto 4).
La sala è divisa in due parti da un muro a tre archi che si poggiano su
due esili colonnine di marmo con capitelli in terracotta
( foto 5); la
parte anteriore, molto più grande dell’altra, è stata molto trasformata
nel tempo; prima era formata da una sola grande vasca, adesso ne
esistono tre (foto 6)
. Di originale si possono ammirare alcune parti della gradinata nella
vasca a nord, le nicchie adibite alla conservazione degli indumenti e
alcuni tratti della pavimentazione. La parte posteriore invece, rimasta
originale, rialzata in confronto alla prima, comprende una vasca che
serviva come raccolta delle acque termali che sgorgavano dal terreno e
venivano poi incanalate nella grande vasca. Le acque termali, motivo
della costruzione dell’edificio, sono ormai scomparse dal 1990, a causa
di un pozzo costruito nel vicino comune di Villafrati. La mancanza delle
acque ha provocato dei cedimenti strutturali e si sono dovuti eseguire
dei rinforzi abbastanza visibili sulle colonne interne e per evitare
altri problemi; sfruttando proprio il pozzo di Villafrati si è riportata
artificialmente l’acqua alle vasche, elemento essenziale della bellezza
del luogo. |

 

FOTO 2

FOTO 4

FOTO 6 |